Democrazia Partecipata: teoria e pratica

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Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da Ospite il Ven Dic 16, 2011 10:36 am

Già il termine Democrazia Partecipata indica un nuovo modo di concepire il miglioramento democratico che ci proponiamo di portare avanti.

Il termine Democrazia Partecipata indica un nuovo modo (ma in realtà 'anziano' dal punto di vista della teorizzazione) di concepire il miglioramento democratico che ci proponiamo di portare avanti.

Mentre molti altri movimenti parlano di semplice democrazia diretta, sulla scorta dell'esempio della Atene classica (tra l'altro idealizzato), parlare di Democrazia Partecipativa di per sè è una caratterizzazione forte.

Ma cosa differenzia Democrazia Partecipata dalla Democrazia Diretta?

Nel processo di Democrazia Partecipata infatti in genere si considera il non venir meno del corpo di rappresentanza politica, tant'è che la Democrazia Rappresentativa viene considerata una variante della Partecipata, quanto piuttosto la possibilità per tutto il corpo politico di poter partecipare/influire sul processo decisionale. Al contrario la Democrazia Diretta vuole il completo annullamento della rappresentanza tramite procedure di voto su ogni materia oppure tramite l'annullamento del mandato imperativo.

Il grande filosofo democratico J.S. Mill nel suo saggio "Considerazioni sul governo rappresentativo" scrisse: "Ancora più salutare è il vantaggio acquisito con la partecipazione, sia pur rara, del cittadino privato alle questioni pubbliche. Egli è ivi chiamato a preoccuparsi di interessi che non sono i suoi; ad essere guidato, in caso di pretese in conflitto, da una norma diversa da quella suggerita dalla sua mentalità individualistica; a mettere incessantemente in pratica dei principi e delle massime la cui ragion d’essere è il bene pubblico. Ed egli trova in genere al suo fianco, in tale attività, persone più adusate a queste idee e a questo genere di attività; vicinanza che gioverà a fargli maggiormente comprendere gli interessi della collettività e a stimolarne il sentimento. Egli impara a sentire che fa parte di una collettività e che l’interesse pubblico è anche il suo".

Citazione forse questa un po' abusata, ma necessaria. La partecipazione all'interesse generale infatti per Mill ha anche un valore 'formativo' e questo è innegabile.
Per usare al meglio gli strumenti della democrazia bisogna anche essere consci che non conta solo il proprio interesse, ma anche quello generale.

La Democrazia Partecipata si pone in genere come via per allargare la partecipazione democratica del corpo elettorale (rendendolo meno passivo), ma al contempo garantendo i benefici della democrazia rappresentativa. Si potrebbe non incorrettamente parlare di una forma intermedia tra gli eccessi della democrazia diretta (sullo stile dell'ideale ateniese, ideale che comunque si rammenti essere solo un ideale) e quelli della democrazia rappresentativa.

Mancanza di competenza, abuso del potere e demagogia nel primo caso. Creazione di oligarchie chiuse, estrema distanza del corpo elettorale dagli eletti e derive populistiche nel secondo.

La Democrazia Partecipata si pone quindi come una via necessaria per mediare ai problemi sia della Democrazia Diretta che della Rappresentantiva.
Facendo sì che il corpo elettorale sia partecipe nel processo decisionale si ha la possibilità che non ci siano abusi di potere in quanto per l'appunto diffuso e vigilato da più parti, ci siano persone competenti (con competenza non si intende tanto o solo quella tecnica che al più è un ulteriore valore aggiunto, se no si parlerebbe di tecnocrazia, quanto nell'ambito politico) a rappresentare il corpo elettorale, che non si creino oligarchie chiuse grazie alla larga partecipazione e che la distanza tra corpo elettorale ed eletti sia ridotta al minimo.

Questo si può ottenere tramite vari strumenti, strumenti che hanno il pregio spesso di non essere affatto rivoluzionari, ma spesso di esistere già, seppur depotenziati o allo stato embrionale, nell'attuale sistema proprio in quanto comunque non esiste un sistema completamente puro in un senso o nell'altro.

Quali possono essere, nel contesto italiano, alcuni di questi sistemi?

1) Aprire realmente la politica ad un ricambio, anche solo in termini di persone oltre che di idee, continuo. Questo vuol dire ad esempio che l'Italia nel confronto della maggior parte degli altri paesi è arretrata: si pensi ad esempio alle raccolte firme per partecipare alle campagne elettorali ove si chiede di raccogliere centinaia di migliaia di firme per candidarsi, cosa che non avviene nella maggioranza dei paesi europei dove le cifre richieste sono per lo più simboliche. Questo tra l'altro al contrario di quanto si potrebbe pensare non crea instabilità o frazionamento del corpo rappresentativo, nè instabilità governativa, ma semmai favorisce un ricambio continuo nei partiti maggiori che cercano di creare di continuo nuove leve (non da sfruttare, ma da portare ai massimi livelli politici), di aggiornare le proprie proposte ed idee e di attirare verso di sè le sigle minori facendo di queste proprie le battaglie e ke proposte. I partiti che non riescono a fare questo perdono posizioni e/o si assiste alla nascita di nuovi partiti quando i partiti 'storici' non riescono a recepire richieste attorno al quale si è creato un certo consenso. Lampante il caso del partito Pirata in Svezia che ha addirittura 2 seggi all'Europarlamento, nonchè l'Europarlamentare più giovane in assoluta in quanto della classe 1987.

2) Implementare e rendere efficaci gli strumenti dove il corpo elettorale viene invitato direttamente ad esprimersi e a proporre: per l'Italia questo potrebbe tradursi in un Referendum propositivo ad esempio, oppure rendere obbligatoria la discussione in Parlamento (o in qualsiasi altro livello istituzionale) delle leggi di iniziativa popolare. C'è anche il sistema delle petizioni molto interessante: allo stato attuale uno dei sistemi migliori di petizione (In quanto accessibile e che realmente fornisce risposte, ma che al contempo ne evita un uso distorto ed abusato) è quello sviluppato dall'Europarlamento: consiglio di visitare il sito del PE per rendersi conto di quanto il sistema sia semplice e al contempo renda realmente effettive le petizioni. Un sistema del genere potrebbe essere agevolmente copiato nel caso delle istituzioni italiane (per lo meno a livello regionale o nazionale).
In ogni caso è a livello locale che questa formula può dare il meglio di sè, in particolare se mediata attentamente. Proprio in quanto si vanno a toccare problemi e questioni immediatamente tangibili da parte del cittadino e su cui quindi c'è un interesse massimo.
Si prenda la proposta del Comitato Pro-TAV che ho redatto al riguardo proprio della partecipazione locale alla progettazione e sviluppo delle opere: http://comitatoprotav.blogspot.com/2011/11/il-rapporto-con-il-territorio-lezioni.html
Un mix quindi di Democrazia Rappresentativa e Assembleare (una delle tante varianti della Democrazia Diretta) nella quale i cittadini, tramite forme assembleari in primis, mantengono un controllo continuo sui propri eletti influenzandoli e al contempo gli eletti fungono quindi da mediatori tra la cittadinanza di riferimento e gli altri enti amministrativi in maniera da raggiungere il compromesso più adeguato per tutti.
In questo caso in particolare si crea un flusso continuo di informazioni ed influenza tra il livello alto ed il livello basso, sia dal basso verso l'alto che dall'alto verso il basso.
Questo non è un sistema nuovo: in Francia un sistema simile già esiste, ed infatti è ben raro che ci siano proteste contro questa o quell'opera in quanto quell'opera diventa per l'appunto anche una emanazione diretta stessa delle persone che il territorio lo abitano. Si crea quindi un contesto di partecipazione che lega ogni singolo partecipante rendendolo nel suo piccolo responsabile del progetto nel caso specifico.
Questo discorso vale per le opere, ma può valere anche per altre questioni: a livello comunale incentivare i momenti di incontro e discussione con la cittadinanza, consentendo a questa di influire e/o partecipare al processo decisionale sarebbe già di per sè una rivoluzione copernicana per l'Italia.

3) Rendere gli eletti maggiormente responsabili nei confronti dei cittadini: questo si può raggiungere senza intaccare il giusto divieto di mandato imperativo sancito dalla costituzione semplicemente inserendo alcuni regole.
Ad esempio implementare la responsabilità civile o penale riguardo al bilancio e alla gestione amministrativa, responsabilità che seppur solo in casi limite (ad esempio in caso di grossi problemi nel bilancio) comincia ad essere prevista (ad esempio in caso di infrazione del patto di Stabilità), ma per ora rimane più sulla carta che altro.
Oppure, altra possibilità, obbligando a far rendere conto agli eletti, tramite appositi 'moduli' (magari facilmente reperibili sui siti online delle varie amministrazioni), a fine mandato sui provvedimenti che hanno promosso o attuato per rendere effettivo il programma presentato. Questo incentiverebbe l'attuazione del programma per cui si è stati eletti, ma al contempo senza nulla togliere alla mediazione pur sempre necessaria in campo politico e lasciando comunque all'elettore ogni qualsivoglia ulteriore valutazione.

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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da lorenzo-d il Ven Dic 16, 2011 12:40 pm

Ottimo lavoro Umberto! E' una sezione in cui credo molto, quella della Democrazia Partecipata. Vedrò come potervi partecipare. A presto
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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da Dario De Vita (iRad) il Ven Dic 16, 2011 4:30 pm

Questo forse, era il passaggio dovuto che gli iscritti scettici ci chiedono da tempo. Ovvero qual'è, al di là delle specifiche valutazioni sui punti del programma e sulle singole azioni da intraprendere, il pensiero di base di NDE? Umberto hai saputo mettere con parole giuste e convincenti il pensiero di fondo di NDE inespresso (o scarsamente accennato) fin'ora. E ovviamente lo condivido pienamente.
Questo ridisegna e potenzia realmente la democrazia, senza potersi annoverare tra le utopie di alcuni pensieri politici-filosofici.
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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da Ospite il Ven Dic 16, 2011 7:43 pm

E ha il vantaggio che può essere facilmente applicato (senza inventarsi per l'appunto niente che non sia già stato teorizzato o addirittura messo in pratica, come il caso francese insegna) a livelli alti (europeo, nazionale, regionale) come a livelli bassi (comunale ad esempio).

Quindi che possiamo tradurre in realtà anche in un comune da 100 abitanti.

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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da Ospite il Ven Dic 16, 2011 7:49 pm

Se siete d'accordo posso proporne entro un paio di giorni una versione perfezionata (comunque come notate tale discussione non esce dal nulla, ma è radicata già in precedenti discussioni di cui riprendo vari punti) e resa più 'programmatica' nella seconda parte.

La lasciamo in discussione qualche giorno con grande pubblicità in maniera da perfezionarla ed implementarla al massimo e poi la mettiamo ai voti. L'ideale sarebbe che se approvata andasse a costituire la prima parte della parte 'La politica' (la parte attuale andrebbe a costituire un capitolo "2"), sezione nella quale ci sono già alcune proposte in tal senso:

11) Il politico deve agire come dipendente del cittadino e dovrà
impegnarsi formalmente nel perseguimento degli obiettivi proposti
durante la campagna per la sua elezione. (che in pratica ho riscritto nel punto 3)

12) Il divieto di essere eletti per più di due volte per lo stesso mandato a qualsiasi livello di amministrazione pubblica.

13) Il maggiore supporto, tramite quozienti elettorali appositi,
per coloro che praticano politica da meno di 10 anni per favorire
maggiormente il ricambio generazionale.

16) Di aprire realmente ai giovani il Parlamento abbassando il
limite minimo di età per diventare deputati a 18 anni e per diventare
senatori a 25/30 anni.L'eta minima attualmente prevista è di 25 anni per
la Camera e di 40 anni per il Senato. (questi tre punti ad esempio rientrano nella tipologia del punto 1)

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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da lorenzo-d il Ven Dic 16, 2011 10:58 pm

13) Il maggiore supporto, tramite quozienti elettorali appositi,
per coloro che praticano politica da meno di 10 anni per favorire
maggiormente il ricambio generazionale.

Cosa significa Umberto?
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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da Ospite il Ven Dic 16, 2011 11:00 pm

Ha ragione Dario è la parte che tutti ci chiedono e che è sempre mancata al nostro manifesto. Ok!

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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da M.G. il Sab Dic 17, 2011 9:54 am

Ottimo

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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da Ospite il Sab Dic 17, 2011 2:17 pm

@Lorenzo, in pratica nei sistemi elettorali odierni c'è molta matematica e per stabilire quanto spetta ad una lista o a singoli candidati si usano dei quozienti (si pensi ad esempio al fatto di una lista coalizzata o che corre da sola: a seconda della scelta la percentuale di voti per 'far salire' una persona cambia), lavorando su quei quozienti si può lavorare perchè ci sia un leggero vantaggio per i candidati nuovi rispetto a quelli 'vecchi'.

(In realtà la faccenda l'aveva studiata meglio Andrea da quel che ricordo, comunque a grandi linee la questione è questa)

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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da Ospite il Sab Dic 24, 2011 4:28 pm

Il termine Democrazia Partecipata indica il modo di concepire il
miglioramento democratico che ci proponiamo di portare avanti come Nuova Democrazia Europea.

Mentre molti altri movimenti parlano di semplice democrazia diretta, sulla scorta dell'esempio della Atene classica (tra l'altro idealizzato), parlare di Democrazia Partecipata di per sè è una caratterizzazione forte.

Ma cosa differenzia Democrazia Partecipata dalla Democrazia Diretta?

Nel processo di Democrazia Partecipata in genere si considera il non venir meno del corpo di rappresentanza politica, tant'è che la Democrazia Rappresentativa viene considerata una variante della Partecipata, quanto piuttosto la possibilità per tutto il corpo elettorale di poter partecipare/influire sul processo decisionale. Al contrario la Democrazia Diretta vuole il completo annullamento della rappresentanza tramite procedure di voto su ogni materia oppure tramite l'annullamento del mandato imperativo.

Il grande filosofo democratico J.S. Mill nel suo saggio "Considerazioni sul governo rappresentativo" scrisse: "Ancora più salutare è il vantaggio acquisito con la partecipazione, sia pur rara, del cittadino privato alle questioni pubbliche. Egli è ivi chiamato a preoccuparsi di interessi che non sono i suoi; ad essere guidato, in caso di pretese in conflitto, da una norma diversa da quella suggerita dalla sua mentalità individualistica; a mettere incessantemente in pratica dei principi e delle massime la cui ragion d’essere è il bene pubblico. Ed egli trova in genere al suo fianco, in tale attività, persone più adusate a queste idee e a questo genere di attività; vicinanza che gioverà a fargli maggiormente comprendere gli interessi della collettività e a stimolarne il sentimento. Egli impara a sentire che fa parte di una collettività e che l’interesse pubblico è anche il suo".

Citazione forse questa un po' abusata, ma necessaria. La partecipazione all'interesse generale infatti per Mill ha anche un valore 'formativo' e questo è innegabile.
Per usare al meglio gli strumenti della democrazia bisogna anche essere consci che non conta solo il proprio interesse, ma anche quello generale.

La Democrazia Partecipata si pone in genere come via per allargare la partecipazione democratica del corpo elettorale (rendendolo meno passivo e più attento alla gestione della cosa pubblica), ma al contempo garantendo i benefici della democrazia rappresentativa. Si potrebbe non incorrettamente parlare di una forma intermedia tra gli eccessi della democrazia diretta (sullo stile dell'ideale ateniese, ideale che comunque si rammenti essere solo un ideale) e quelli della democrazia rappresentativa.

Mancanza di competenza, abuso del potere e demagogia nel primo caso. Creazione di oligarchie chiuse, estrema distanza del corpo elettorale dagli eletti e derive populistiche nel secondo.

La Democrazia Partecipata si pone quindi come una via necessaria per mediare ai problemi sia della Democrazia Diretta che della Rappresentantiva.

Come?

Facendo sì che il corpo elettorale sia partecipe nel processo decisionale si ha la possibilità che non ci siano abusi di potere in quanto per l'appunto diffuso e vigilato da più parti, ci siano persone competenti (con competenza non si intende tanto o solo quella tecnica che al più è un ulteriore valore aggiunto, se no si parlerebbe di tecnocrazia, quanto nell'ambito politico) a rappresentare il corpo elettorale, che non si creino oligarchie chiuse grazie alla larga partecipazione e che la distanza tra corpo elettorale ed eletti sia ridotta al minimo.

Questo si può ottenere tramite vari strumenti, strumenti che hanno il pregio spesso di non essere affatto rivoluzionari, ma spesso di esistere già, seppur depotenziati o allo stato embrionale, nell'attuale sistema proprio in quanto comunque non esiste un sistema completamente puro in un senso o nell'altro.

Quali possono essere, nel contesto italiano, alcuni delle soluzioni che si possono adottare?

Ecco le nostre proposte:

1)Aprire realmente la politica ad un ricambio, anche solo in termini di persone oltre che di idee, continuo. Per esempio tramite quozienti elettorali che favoriscano chi si avvicina per la prima volta alla politica.

2) Introdurre il divieto di essere eletti per più di due volte per lo stesso mandato a qualsiasi livello di amministrazione pubblica.

3) Aprire realmente ai giovani il Parlamento abbassando il limite minimo di età per diventare deputati a 18 anni e senatori a 25, facendo coincidere elettorato attivo e passivo. L'eta minima attualmente prevista è di 25 anni per la Camera e di 40 anni per il Senato.

4) Rendere le raccolte firme 'umane'. L'Italia nel campo del ricambio generazionale al confronto della maggior parte degli altri paesi europei più avanzati è arretrata anche per meri motivi di regolamenti elettorali: si pensi ad esempio alle raccolte firme per partecipare alle campagne elettorali ove si chiede di raccogliere centinaia di migliaia di firme per candidarsi, cosa che non avviene nella maggioranza dei paesi europei dove le cifre richieste sono per lo più simboliche.*
Per questo noi chiediamo che per partecipare alle elezioni amministrative, nazionali ed europee le firme richieste diventino poco più che simboliche (poche decine nei comuni più grandi, poche centinaia per le amministrative e poche migliaia a livello nazionale e per le europee)

5) Implementare e rendere efficaci gli strumenti dove il corpo elettorale viene invitato direttamente ad esprimersi e a proporre: questo deve tradursi nella introduzione del referendum propositivo Referendum deliberativo ad esempio, inoltre si dovrà rendere obbligatoria la discussione e la votazione in Parlamento (o in qualsiasi altro livello istituzionale) delle proposte di legge di iniziativa popolare. Da introdurre, potenziare e rendere effettivo anche il sistema delle Petizioni; allo stato attuale uno dei sistemi migliori di petizione (in quanto accessibile e che realmente fornisce risposte, ma che al contempo ne evita un uso distorto ed abusato) è quello sviluppato dall'Europarlamento: un sistema del genere può venire agevolmente copiato nel caso delle istituzioni italiane (per lo meno a livello regionale o nazionale) senza problemi.

6) La democrazia partecipata da il meglio di sè a livello locale.
In particolare si dovranno introdurre a livello comunale forme assembleari di discussione diretta tra istituzioni e cittadini, con anche possibilità di deliberare linee di indirizzo e pareri. In particolare nel caso di opere pubbliche dovrà essere seguito il modello francese che si è rivelato molto efficace.
Tutto ciò renderebbe la cittadinanza realmente cosciente delle decisioni che vengono prese e consentirebbe alla stessa di influenzare direttamente il processo decisionale diventandone a suo modo partecipe. A margine di ciò si dovrà favorire l'introduzione delle varie forme di referendum a livello locale.

7) Rendere gli eletti maggiormente responsabili nei confronti dei cittadini: questo si può raggiungere senza intaccare il giusto divieto di mandato imperativo sancito dalla costituzione
semplicemente inserendo alcuni regole.
è necessario ampliare la responsabilità civile o penale riguardo al bilancio e alla gestione amministrativa, responsabilità che seppur solo in casi limite (ad esempio in caso di veri e propri doli) è oggigiorno prevista, ma che per ora rimane più sulla carta che altro.

8 ) Obbligare a fine mandato gli eletti a rendere noto con chiarezza e obiettività le azioni fatte per attuare il programma presentato. Questo si può ottenere tramite appositi moduli e altra documentazione standard (che dovrà essere reperibile sui siti online delle varie amministrazioni di riferimento) sul quale saranno indicati i provvedimenti che ogni singolo eletto ha promosso o
attuato per rendere effettivo il programma presentato. Questo incentiverebbe l'attuazione del programma per cui si è stati eletti, ma al contempo senza nulla togliere alla mediazione ed elasticità pur sempre necessaria in campo politico (fosse anche solo per la presenza di fattori esogeni non ponderabili, es: una crisi economica internazionale) e lasciando comunque all'elettore, colui che su queste questioni deve avere indiscutibilmente l'ultima parola, ogni qualsivoglia ulteriore valutazione.


*Questo tra l'altro al contrario di quanto si potrebbe pensare non crea instabilità o frazionamento del corpo rappresentativo, nè instabilità governativa, ma semmai favorisce un ricambio continuo nei partiti maggiori che cercano di creare di continuo nuove leve (non da sfruttare, ma da portare ai massimi livelli politici), di aggiornare le proprie proposte ed idee e di attirare verso di sè le sigle minori facendo di queste proprie le battaglie e che proposte. I partiti che non riescono a fare questo perdono posizioni e/o si assiste alla nascita di nuovi
partiti quando i partiti 'storici' non riescono a recepire richieste attorno al quale si è creato un certo consenso. Lampante il caso del partito Pirata in Svezia che ha addirittura 2 seggi all'Europarlamento, nonchè l'Europarlamentare più giovane in assoluta in quanto della classe 1987.

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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da Ospite il Lun Gen 09, 2012 10:36 am

Se non ci sono appunti entro tre o quattro giorni metterei questa proposta (insieme alla parte in vigore di 'Politica', leggermente rivista dato lo spostamente di alcune proposte) in votazione per aggiornare il programma 'Politica'.

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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da G.Manca il Lun Gen 09, 2012 3:29 pm

1)Aprire realmente la politica ad un ricambio, anche solo in termini di persone oltre che di idee, continuo. Per esempio tramite quozienti elettorali che favoriscano chi si avvicina per la prima volta alla politica.

Contrario. Se per consentire e promuovere un reale ricambio (non necessariamente generazionale a questo punto, dato che limitarne il concetto a chi si avvicini per la prima volta alla politica può indicare qualsiasi fascia d'età) è necessario ricorrere a quozienti elettorali, si parte con una sconfitta. Non è il giusto passo se si vuol promuovere la meritocrazia. Un volto nuovo non ha alcun merito aggiunto, se lo avesse si aprirebbe una fase tristemente segnata da burattini e burattinai da evitare ad ogni costo. Aggiungo che l'aspetto della continuità a oltranza di un simile sistema mina fortemente uno dei vostri tre capisaldi. La competenza. Non ci si nasce, la si acquisisce col tempo, la si affina sul campo... porgere le redini di qualsiasi sistema a nuovi individui che mai lo hanno fatto prima in maniera costante e ripetitiva è un azzardo. Molto probabilmente pochi concorderanno, ma la mia vuole essere una analisi seppur categorica dettata dalla riflessione, chiaramente soggettiva, a dispetto dell'idea di fondo che potrei anche appoggiare. In termini teorici la posizione è interessante, ma apre a scenari inquietanti e risvolti pratici tutt'altro che rosei.

2) Introdurre il divieto di essere eletti per più di due volte per lo stesso mandato a qualsiasi livello di amministrazione pubblica.

Contrario. Non venendo specificato se consecutivo o non, questa forma si traduce come una chiara e netta interdizione a vita per chiunque si trovi ad aver prevalso su due elezioni per lo stesso incarico, anche se onesto industrioso e capace. Bisogna fare attenzione a non esser condizionati da quanto di pessimo ci circonda nell'erigere delle nuove norme, poichè devono avere un valore più ampio che scindere il fosco presente da un futuro migliore. Nel caso in cui la persona interessata fosse marchiata a ragione di infamia e/o intrinseca incapacità, dovrebbe essere la stessa Democrazia Partecipata da voi trainata, in grado da sola, ad impedirne un terzo mandato (o persino il secondo). L'aspetto normativo della consecutività è un dettaglio importante, qui non presente e devo capire se voluto o involontario. Un conto è permettere ad un singolo di occupare una poltrona per ben tre tornate una dietro all'altra, decisamente troppo, un'altra cosa è non impedire la candidatura a qualcuno che, fattosi da parte per limiti normativi e rispetto delle regole, volesse tornare a servire il proprio paese.

3) Aprire realmente ai giovani il Parlamento abbassando il limite minimo di età per diventare deputati a 18 anni e senatori a 25, facendo coincidere elettorato attivo e passivo. L'eta minima attualmente prevista è di 25 anni per la Camera e di 40 anni per il Senato.

Contrario. Andrebbero rivisti gli articoli 56 e 57 della Costituzione, e non è chiaro come questo dovrebbe, a vostro avviso, avvenire. Anche il Presidente della Repubblica ha un requisito di elettorato passivo, stante a 50 anni se non erro, su quello come vi esprimete ? Io trovo i limiti imposti congrui alle cariche, nulla impedisce ad un appena maggiorenne di interessarsi attivamente alla politica pur non avendo gli estremi per candidarsi. Se reputa e magari ha, le carte in regola per presentarsi e degnamente vincere le elezioni a 18 anni compiuti, potrà ancor meglio trionfare arrivato a 25 con qualche anno in più sulle spalle sapendo bene quanto si è svolto durante. Non è la politica che deve aprire realmente ai giovani, sono i giovani che devono realmente prepararsi ad interagire con essa senza pretendere sconti o scorciatoie. Se un giovane talento dovesse anche riuscire a spuntarla, sarebbe condannato a sentirsi colpevole di aver ottenuto quel risultato solo in funzione di quel cambio normativo che voi paventate, se invece se lo guadagnasse rispettando quegli stessi articoli, nessuno potrebbe dare adito a simili voci. Un gran sollievo.

4) Rendere le raccolte firme 'umane'. L'Italia nel campo del ricambio generazionale al confronto della maggior parte degli altri paesi europei più avanzati è arretrata anche per meri motivi di regolamenti elettorali: si pensi ad esempio alle raccolte firme per partecipare alle campagne elettorali ove si chiede di raccogliere centinaia di migliaia di firme per candidarsi, cosa che non avviene nella maggioranza dei paesi europei dove le cifre richieste sono per lo più simboliche.*
Per questo noi chiediamo che per partecipare alle elezioni amministrative, nazionali ed europee le firme richieste diventino poco più che simboliche (poche decine nei comuni più grandi, poche centinaia per le amministrative e poche migliaia a livello nazionale e per le europee)

Contrario. Per lo stesso identico motivo per cui sono contrario al punto 3, a cui aggiungo, sono da intensificare al massimo i controlli su queste date firme invece, onde evitare brogli o ragionevoli sospetti.

5) Implementare e rendere efficaci gli strumenti dove il corpo elettorale viene invitato direttamente ad esprimersi e a proporre: questo deve tradursi nella introduzione del referendum propositivo Referendum deliberativo ad esempio, inoltre si dovrà rendere obbligatoria la discussione e la votazione in Parlamento (o in qualsiasi altro livello istituzionale) delle proposte di legge di iniziativa popolare. Da introdurre, potenziare e rendere effettivo anche il sistema delle Petizioni; allo stato attuale uno dei sistemi migliori di petizione (in quanto accessibile e che realmente fornisce risposte, ma che al contempo ne evita un uso distorto ed abusato) è quello sviluppato dall'Europarlamento: un sistema del genere può venire agevolmente copiato nel caso delle istituzioni italiane (per lo meno a livello regionale o nazionale) senza problemi.

Contrario. Non conosco il sistema in uso dall'Europarlamento, non posso esprimermi a tal proposito, per ora. Sui Referendum vorrei spendere qualche considerazione. Propositivi, Deliberativi e Legislativi non sono previsti nella nostra Costituzione, e ne sono entusiasta. La loro assenza tutela ogni forma di minoranza. Lasciamo perdere i proclami, le grida e le invettive dei nostri politici, la nostra Costituzione è una tra le migliori, discutiamone. E poi... nell'interesse della Democrazia Partecipata, perchè aprire al Referendum Deliberativo, strumento principale della Democrazia Diretta ?

6) La democrazia partecipata da il meglio di sè a livello locale.
In particolare si dovranno introdurre a livello comunale forme assembleari di discussione diretta tra istituzioni e cittadini, con anche possibilità di deliberare linee di indirizzo e pareri. In particolare nel caso di opere pubbliche dovrà essere seguito il modello francese che si è rivelato molto efficace.
Tutto ciò renderebbe la cittadinanza realmente cosciente delle decisioni che vengono prese e consentirebbe alla stessa di influenzare direttamente il processo decisionale diventandone a suo modo partecipe. A margine di ciò si dovrà favorire l'introduzione delle varie forme di referendum a livello locale.

Contrario. Più ci penso e meno me ne capacito... quel che suggerite inizia ad assumere ai miei occhi i canoni della Democrazia Diretta in chiave locale. Non è Democrazia Partecipata. Mi rendo conto che, essendovi mossi sul locale vogliate ottenerne dei frutti, ma se l'impostazione è quella che credo, augurandomi di aver equivocato, non posso darvi il mio appoggio. Sembra siate pronti ad un uso strumentale dei vostri punti di forza, e non mi piace.

7) Rendere gli eletti maggiormente responsabili nei confronti dei cittadini: questo si può raggiungere senza intaccare il giusto divieto di mandato imperativo sancito dalla costituzione
semplicemente inserendo alcuni regole.
è necessario ampliare la responsabilità civile o penale riguardo al bilancio e alla gestione amministrativa, responsabilità che seppur solo in casi limite (ad esempio in caso di veri e propri doli) è oggigiorno prevista, ma che per ora rimane più sulla carta che altro.

Favorevole. Poco da dire, posizione chiara e lampante. Non vedo chi e come potrebbe essere contrario.

8 ) Obbligare a fine mandato gli eletti a rendere noto con chiarezza e obiettività le azioni fatte per attuare il programma presentato. Questo si può ottenere tramite appositi moduli e altra documentazione standard (che dovrà essere reperibile sui siti online delle varie amministrazioni di riferimento) sul quale saranno indicati i provvedimenti che ogni singolo eletto ha promosso o
attuato per rendere effettivo il programma presentato. Questo incentiverebbe l'attuazione del programma per cui si è stati eletti, ma al contempo senza nulla togliere alla mediazione ed elasticità pur sempre necessaria in campo politico (fosse anche solo per la presenza di fattori esogeni non ponderabili, es: una crisi economica internazionale) e lasciando comunque all'elettore, colui che su queste questioni deve avere indiscutibilmente l'ultima parola, ogni qualsivoglia ulteriore valutazione.

Favorevole. Sarebbe utile anche specificare chi e perchè si sia astenuto od opposto a cosa. Più che incentivare l'attuazione del programma, diverrebbe un valido mezzo per marcare la presenza e l'operato di ognuno, in qualsiasi forma e conseguenza, in modo tale che il cittadino ne possa venire a conoscenza e valutarne la coerenza politica e personale.



2/8 SI - 6/8 NO

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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da Dario De Vita (iRad) il Lun Gen 09, 2012 7:24 pm

Questo tema mi è particolrmente caro vado ad analizzare punti e critiche:

1)Aprire realmente la politica ad un ricambio, anche solo in termini di
persone oltre che di idee, continuo. Per esempio tramite quozienti
elettorali che favoriscano chi si avvicina per la prima volta alla
politica.
Riserva
Per il primo punto in effetti sono d'accordo con Manca, mi esprimerei come mi sono espresso per le quote rosa. Si può spingere certo normativamente per un effettivo ricambio, ma l'effetto che ne deriverebbe non sarebbe "genuino" ma, appunto, forzato e non è detto che sia scevro di giochi "particolari".
Contrario quindi anch'io.
Vorrei essere più costruttivo, ma non riesco a pensare ad un modo alternativo per ottenere lo stesso obiettivo. Ciò non toglie quindi che ci si possa continuare a ragionare su, modificando non l'obiettivo, ma il metodo.

2) Introdurre il divieto di essere eletti per più di due volte per lo
stesso mandato a qualsiasi livello di amministrazione pubblica.
Favorevole
Di questo punto in realtà ne abbiamo già parlato ampiamente in diverse riunioni e altri thread, quindi espongo il sunto. Tale scelta deriva da un fattore tempo collegato al fattore umano. Escludendo a priori i candidati con fini diversi dal bene pubblico prenderei ad esempio quelli virtuosi. Dopo due legislature trascorse ad operare bene e per il candidato vivrebbe di una eredità di consenso generata negli anni precedenti, ma la spinta propulsiva e riformatrice andrebbe inevitabilmente persa: quel che si è voluto realizzare sarà di certo o già stato realizzato in 10 anni di amministrazione o non realizzato. E se in 10 anni non si è riusciti a realizzare un obiettivo proposto perché ci si dovrebbe riuscire in una legislazione successiva? E poi, anche se non si riuscisse ci si farà sempre scudo con quanto si è riuscito a realizzare negli anni precedenti. Quel posto di amministrazione diventa quindi terreno personale di chi pensa (non a torto) di esserselo guadagnato con il proprio lavorare bene. Nonostante tutte le buone azioni ed intenzioni diventa quindi un sentimento di avidità.

L'attuale legislazione prevede una interruzione ogni due mandati consecutivi, ma gli amministratori "feudatari" risolvono una legislazione con i famosi "delfini", persone di facciata sponsorizzate e manipolate dallo stesso amministratore precedente, in attesa di potersi ripresentare alla successiva candidatura.

Es. sindaco di Salerno, feudo personale di De Luca da 20 anni, consenso attuale oltre il 70%. Uno dei più alti in Italia se non il più alto.
Non si può dire che abbia operato male, anzi negli anni è riuscito a far arricchire la città di Salerno (seguendo una linea commmerciale che non condivido, ma tant'è, i risultati si vedono) ed ha messo a posto una serie di questioni irrisolte da anni. Quest'uomo non si farà più da parte, ma forte del suo consenso continuerà nella sua opera di amministrazione diventando sempre più dispotico (come i salernitani iniziano a lamentare). La sua spinta riformatrice si è esaurita, resta soltanto il potere.

3) Aprire realmente ai giovani il Parlamento abbassando il limite minimo
di età per diventare deputati a 18 anni e senatori a 25, facendo
coincidere elettorato attivo e passivo. L'eta minima attualmente
prevista è di 25 anni per la Camera e di 40 anni per il Senato.
Favorevole
Anche su questo punto ci sono state diverse discussioni, anche piuttosto accese. La modifica del limite minimo di età in questo modo viene letta nell'immediato come "diciottenni in parlamento". Si dimentica cioè che il diciottenne deve farsi prima di tutto eleggere ed in un paese come il nostro difficilmente avverrà che un diciottenne venga preso sul serio da parte degli italiani. Ciò non toglie che questo punto vuole avere due obiettivi: uniformarsi agli altri paesi europei dove questo già avviene, ma soprattutto dare un segnale di apertura al cambiamento. Il 18enne non è per forza di cose quello del nostro immaginario collettivo (frequentatore dell'ultimo anno di liceo, tutto mamma, videogiochi, fidanzamenti e povere argomentazioni), ma se cresciuto responsabilmente è di diritto e a tutti gli effetti una persona già adulta, senza esperienze di vario tipo, ma già adulta.
Il segnale è quindi quello di dare credibilità a ragazzi che fin quasi a trent'anni godono di poca considerazione ed anche, al contrario, far capire a chi è già diciottenne che la politica non è una cosa avulsa e lontana da lui.
Questa riforma ovviamente passerebbe solo nel caso in cui si ristabiliscano le preferenze. Quindi non con questo sistema elettorale. Vedere Renzo Bossi consigliere regionale già mi fa stringere il cuore abbastanza...

In ogni caso io preferirei di gran lunga un 18enne inesperto ad un 70enne ottuso e rigido. Ma questo è un passaggio che non vedrò mai, anche se dovesse passare domani questa riforma.

Per quanto riguarda il fattore competenza, vorrei che non si facesse questa equazione competenza=esperienza. Anche perché l'esperienza che si accumula nel campo politico è solo e soltanto quella dei traffici e dei traffichini, basta parlare con qualsiasi consigliere comunale con un minimo di etica. Esperienza da buttare. La competenza è altro, si costruisce da prima e si affina sul campo e non è legata in nessun modo all'età, ma al percorso di preparazione.

4) Rendere le raccolte firme 'umane'. L'Italia nel campo del ricambio
generazionale al confronto della maggior parte degli altri paesi europei
più avanzati è arretrata anche per meri motivi di regolamenti
elettorali: si pensi ad esempio alle raccolte firme per partecipare alle
campagne elettorali ove si chiede di raccogliere centinaia di migliaia
di firme per candidarsi, cosa che non avviene nella maggioranza dei
paesi europei dove le cifre richieste sono per lo più simboliche.*
Per
questo noi chiediamo che per partecipare alle elezioni amministrative,
nazionali ed europee le firme richieste diventino poco più che
simboliche (poche decine nei comuni più grandi, poche centinaia per le
amministrative e poche migliaia a livello nazionale e per le europee)
Favorevole con riserva
Per quanto riguarda questo punto la riserva è sul quantificare questa riduzione. Portarla a raccolta firme simbolica è troppo anche secondo me. Ma è indubbio che siano decisamente troppe se si fa un confronto con gli altri paesi. Questo comporta la quasi impossibilità di avere alternative politiche che non dispongano di ingenti somme per pubblicizzarsi o per pagare i "volontari" delle raccolte firme. Oltretutto la raccolta firme deve avvenire per legge sempre alla presenza di un certificatore (un giudice, un notaio, un amministratore pubblico con ruoli di rappresentanza), cosa che viene oggigiorno sempre disattesa. Quale giudice, notaio o politichino presenzierebbe intere giornate davati a gazebi o altri luoghi per la raccolta delle firme in maniera continuativa?
Quindi direi si di abbassare notevolmente la quantità di raccolta firme (150'000 firme per le europee è un'assurdità visto l'interesse degli italiani per questo appuntamento), ma non tale da scendere a cifre simboliche.
Piuttosto una forte riserva la farei relativa al fatto che questa riforma deve necessariamente camminare a braccetto con quella sui rimborsi elettorali. Non vorrei si presentassero 200 nuovi partiti solo per intascarsi i soldi dei rimborsi elettorali delle elezioni nazionali (già attualmente previsti sopra una certa percentuale di consensi, ora non ricordo quale). Si, bisognerà prendere consensi per avere i rimborsi, ma si sa che molti furbetti prendono tutto come una lotteria...
Quindi favorevole con riserva ed occhi aperti sul punto dei rimborsi. Non facilitiamo le cose ai truffatori.

5) Implementare e rendere efficaci gli strumenti dove il corpo
elettorale viene invitato direttamente ad esprimersi e a proporre:
questo deve tradursi nella introduzione del referendum propositivo
Referendum deliberativo ad esempio, inoltre si dovrà rendere
obbligatoria la discussione e la votazione in Parlamento (o in qualsiasi
altro livello istituzionale) delle proposte di legge di iniziativa
popolare. Da introdurre, potenziare e rendere effettivo anche il sistema
delle Petizioni; allo stato attuale uno dei sistemi migliori di
petizione (in quanto accessibile e che realmente fornisce risposte, ma
che al contempo ne evita un uso distorto ed abusato) è quello sviluppato
dall'Europarlamento: un sistema del genere può venire agevolmente
copiato nel caso delle istituzioni italiane (per lo meno a livello
regionale o nazionale) senza problemi.
Favorevole
Nonostante sia fortemente propenso verso una democrazia partecipata più che verso quella diretta, sono decisamente favorevole a questo punto. Due cose, primo: non è detto che fare un referendum propositivo debba essere una passeggiata e che non debba essere comunque filtrato da una corte o un comitato che ne verifichi i vari punti, così come avviene per la proposta di legge popolare (che invece è già prevista).
In realtà si tratta di un potenziamento di quest'ultima, ovvero si obbliga il parlamento ad emettere un referendum su questioni portate da comitati popolari che godono comunque di forti adesioni. Ci vuole una bella fetta di firme per un referendum abrogativo, non vedo perché facilitare quello propositivo. Quindi come per i 18enni alla camera, anche qui non si deve fare l'errore di immaginare scenari estremi. Non dimentichiamoci che molti urlatori che sembrano avere chissà quale consenso in realtà rappresentano molto spesso minoranze.
Secondo punto: nessuno dei nostri parlamentari attualmente si abbasserebbe lo stipendio (stimato più del doppio della media che dovrebbero percepire a livello europeo grafico). Mi basta già come argomentazione, non so se aggiungere altro... le considerazioni vengono da sé.

Comunque che la nostra costituzione sia una delle migliori ci metto la mano sul fuoco e me ne compiaccio. Ma pensare che sia infallibile nonostante l'evoluzione della società per cui è stata scritta è presunzione. (Comunque anche senza aggiornamenti è già una delle migliori).

6) La democrazia partecipata da il meglio di sè a livello locale.
In
particolare si dovranno introdurre a livello comunale forme assembleari
di discussione diretta tra istituzioni e cittadini, con anche
possibilità di deliberare linee di indirizzo e pareri. In particolare
nel caso di opere pubbliche dovrà essere seguito il modello francese che
si è rivelato molto efficace.
Tutto ciò renderebbe la cittadinanza
realmente cosciente delle decisioni che vengono prese e consentirebbe
alla stessa di influenzare direttamente il processo decisionale
diventandone a suo modo partecipe. A margine di ciò si dovrà favorire
l'introduzione delle varie forme di referendum a livello locale.
Favorevole
Qui davvero non capisco le tue perplessità Manca... non modificare nulla significherebbe restare al livello di democrazia rappresentativa, cioè quella cha già abbiamo oggi e che oggi s'è chiusa in sé stessa a riccio e si autoreferenzia. Come proporresti di passare dalla democrazia rappresentativa a quella partecipata? E qui di preciso cosa ci vedi di male? Hai paura dei tuoi concittadini e delle scelte che potrebbero fare?
E perché ci leggi della malizia da parte di NDE? Ti sembra un'operazione troppo "mainstream"?
Comunque se ti rende perplesso che NDE abbia un programma che utilizzerà per generare consenso, ti levo subito ogni dubbio. Si, NDE per il consenso punta sul suo programma. Ed il programma di NDE non saraanno chiacchiere. Non mancheranno operazioni di campagna elettorale più dirette, ma i contenuti ci dovranno essere. Altrimenti qui giochiamo.

7) Rendere gli eletti maggiormente responsabili nei confronti dei
cittadini: questo si può raggiungere senza intaccare il giusto divieto
di mandato imperativo sancito dalla costituzione
semplicemente inserendo alcuni regole.
è
necessario ampliare la responsabilità civile o penale riguardo al
bilancio e alla gestione amministrativa, responsabilità che seppur solo
in casi limite (ad esempio in caso di veri e propri doli) è oggigiorno
prevista, ma che per ora rimane più sulla carta che altro.
Favorevole
Andrebbero però indagate alcune questioni sul funzionamento odierno del codice penale e amministrativo in questo campo. Ovviamente le sanzioni che ricadono sull'amministratore "disattento" vanno obbligatoriamente a favore della parte lesa (città, regione, nazione) e saranno stilate in questo senso.

8 ) Obbligare a fine mandato gli eletti a rendere noto con chiarezza e
obiettività le azioni fatte per attuare il programma presentato. Questo
si può ottenere tramite appositi moduli e altra documentazione standard
(che dovrà essere reperibile sui siti online delle varie amministrazioni
di riferimento) sul quale saranno indicati i provvedimenti che ogni
singolo eletto ha promosso o
attuato per rendere effettivo il
programma presentato. Questo incentiverebbe l'attuazione del programma
per cui si è stati eletti, ma al contempo senza nulla togliere alla
mediazione ed elasticità pur sempre necessaria in campo politico (fosse
anche solo per la presenza di fattori esogeni non ponderabili, es: una
crisi economica internazionale) e lasciando comunque all'elettore, colui
che su queste questioni deve avere indiscutibilmente l'ultima parola,
ogni qualsivoglia ulteriore valutazione.
Favorevole
Le modalità saranno una bella gatta da pelare...

G. Manca ha scritto:2/8 SI - 6/8 NO

Decisamente come socio non prometterei tanto bene...
Al contrario, hai una visione molto critica ed attenta. Dopo questa discussione direi che rispetto alla media di NDE hai un atteggiamento che tende di più ad essere conservatore, nel senso diretto del termine, ma hai un'ottima propensione a non lasciarti trainare da facili entusiasmi e vai ad approfondire le cose. Nel complesso bene. Se proprio devo fare un appunto sarebbe quello che ad un parere contrario dovrebbe seguire una proposta, a meno che non si sia discordi proprio sul nocciolo vero della questione. Cioè se il disaccordo è sul metodo ma non sull'obiettivo è doppiamente utile inserire una proposta che superi l'ostacolo oltre a muovere le doverose critiche (che pure sono fondamentali).

Inoltre, il programma di NDE (anche quello che leggi sul sito ora) è stato costruito qui sul forum grazie al contributo di chi partecipava alle discussioni. E con questo metodo: le parti su cui non c'è disaccordo esplicito vengono automaticamente inserite, le parti su cui ci sono visioni discordanti vengono messe ai voti. Infine tutto il capitolo del programma viene ulteriormente votato in revisione finale. E ancora, le parti del programma già pubblicate e quindi proposte da NDE possono subire votazioni sollevate dai soci di NDE che ne trovano delle criticità o sono semplicemente in disaccordo secondo il regolamento interno (rivediti la parte votazioni ed il capitolo successivo)
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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da Ospite il Lun Gen 09, 2012 11:17 pm

Oh bene! Bisogna sempre 'minacciare' di mettere la cosa ai voti per avere un po' più di feedback rispetto al solito. Comincio a prendere appunti di tutte le osservazioni fatte così da migliorare.

Comunque faccio notare che il punto 6 non è 'Democrazia Diretta' in quanto per l'appunto non si chiede ai cittadini di partecipare 'direttamente' e senza 'delegati' allo sviluppo delle azioni politiche, ma semmai si chiede ai cittadini di prendere atto tramite assemblee pubbliche di ciò che viene fatto ed in tali sedi discuterne con i rappresentanti politici o eventuali amministratori/tecnici ed eventualmente avere la possibilità di fare direttamente delle rimostranze ("forme assembleari di discussione diretta tra istituzioni e cittadini, con anche
possibilità di deliberare linee di indirizzo e pareri.
" direi che siamo ben lontani da una Democrazia Diretta, Democrazia Diretta del quale tra l'altro ho una pessima reputazione sia chiaro, semmai siamo nel caso proprio di una maggiore partecipazione della cittadinanza ai processi democratici e quindi nell'ottica di una migliore conoscenza da parte della cittadinanza delle decisioni prese, perchè e per come... avendo quindi anche solo migliori strumenti di valutazione quando ci sarà da scegliere i rappresentati alle elezioni). C'è un paese europeo dove questo viene fatto normalmente (in particolare sulle opere pubbliche), ed è la Francia e direi con ottimi risultati: da piemontese posso dirlo con certezza in quanto si è visto con il caso della Torino-Lione... a distanza di mezzo chilometro dalla frontiera la situazione di scontro estremo scompare nel nulla proprio in quanto c'è stato un processo decisionale più partecipato e vicino alla cittadinanza e alle sue esigenze: in Italia per prevedere ricadute economiche e non per i comuni interessati ci sono voluti quasi vent'anni e alla fine tali ricadute sono state decise senza quasi sentire i comuni interessati, in Francia è stata una delle prime cose stabilite ad esempio e sono state stabilite direttamente tramite una azione negoziale tra enti locali, Stato con la partecipazione e supervisione continua dei cittadini... tantè che in Italia nella stessa val di Susa c'è una confusione più unica che rara sull'opera con baggianate dette a iosa (dai no-TAV come da molti sì-tav o come pure da molti che non hanno posizione sul tema), confusione non riscontrabile tra la maggior parte dei cittadini transalpini delle valli interessate invece proprio in quanto fin dall'inizio si sapeva cos'era il progetto, cosa andava a toccare, ecc... mentre in Italia la prima maniera con cui molti cittadini val susini hanno conosciuto l'opera è stata durante assemblee organizzate da persone che facevano sentire che rumore faceva un treno a 300km/h... e non è una barzelletta... per dire la differenza di approccio al problema dei rapporti territoriali che al di là della questione in sè non si può di certo dire che ottimale (risparmiando quindi molto mal di pancia e costi economici, come può essere ad esempio un ingente sistema di sicurezza) da parte francese in quanto comunque il cittadino medio conosce molto meglio rispetto ad uno italiano l'opera nel suo complesso, il processo politico di come si è formata, ecc...

per il punto 3 ovviamente tramite revisione costituzionale si dovrebbe lavorare secondo quanto previsto dalla stessa Costituzione. Comunque si tratta semplicemente di riallineare l'Italia alla maggior parte dei paesi europei. Per il resto ha già ben spiegato Dario.
Sul presidente della Repubblica non se ne è ancora discusso, anche se personalmente reputo che anche quello sarebbe un limite da togliere fosse solo come gesto simbolico... quello dell'età in sè è un vecchio retaggio oramai scollato con i tempi: tanto più che un Presidente della Repubblica non si vota di certo solo per la sua età, ma seguendo ben altri parametri.

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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da G.Manca il Mar Gen 10, 2012 12:54 am

Dario De Vita (iRad) ha scritto:
G.Manca ha scritto:2/8 SI - 6/8 NO

Decisamente come socio non prometterei tanto bene...
Al contrario, hai una visione molto critica ed attenta. Dopo questa discussione direi che rispetto alla media di NDE hai un atteggiamento che tende di più ad essere conservatore, nel senso diretto del termine, ma hai un'ottima propensione a non lasciarti trainare da facili entusiasmi e vai ad approfondire le cose. Nel complesso bene. Se proprio devo fare un appunto sarebbe quello che ad un parere contrario dovrebbe seguire una proposta, a meno che non si sia discordi proprio sul nocciolo vero della questione. Cioè se il disaccordo è sul metodo ma non sull'obiettivo è doppiamente utile inserire una proposta che superi l'ostacolo oltre a muovere le doverose critiche (che pure sono fondamentali).

In altri spazi (pochi ma presenti) a pareri sfavorevoli sono seguiti dei suggerimenti. Mai vere e proprie proposte. Questo era lo spirito, ma se mi vien data licenza, non mi tiro indietro di certo.

Dario De Vita (iRad) ha scritto:1)Riserva
Per il primo punto in effetti sono d'accordo con Manca, mi esprimerei come mi sono espresso per le quote rosa. Si può spingere certo normativamente per un effettivo ricambio, ma l'effetto che ne deriverebbe non sarebbe "genuino" ma, appunto, forzato e non è detto che sia scevro di giochi "particolari".
Contrario quindi anch'io.
Vorrei essere più costruttivo, ma non riesco a pensare ad un modo alternativo per ottenere lo stesso obiettivo. Ciò non toglie quindi che ci si possa continuare a ragionare su, modificando non l'obiettivo, ma il metodo.

Un modo io lo vedo, non so quanto praticabile o percorribile sia, ma ci potrebbe essere... ed è in quel che tu stesso hai scritto poco dopo.

Davide De Luca (iRad) ha scritto:2)Favorevole
Di questo punto in realtà ne abbiamo già parlato ampiamente in diverse riunioni e altri thread, quindi espongo il sunto. Tale scelta deriva da un fattore tempo collegato al fattore umano. Escludendo a priori i candidati con fini diversi dal bene pubblico prenderei ad esempio quelli virtuosi. Dopo due legislature trascorse ad operare bene e per il candidato vivrebbe di una eredità di consenso generata negli anni precedenti, ma la spinta propulsiva e riformatrice andrebbe inevitabilmente persa: quel che si è voluto realizzare sarà di certo o già stato realizzato in 10 anni di amministrazione o non realizzato. E se in 10 anni non si è riusciti a realizzare un obiettivo proposto perché ci si dovrebbe riuscire in una legislazione successiva? E poi, anche se non si riuscisse ci si farà sempre scudo con quanto si è riuscito a realizzare negli anni precedenti. Quel posto di amministrazione diventa quindi terreno personale di chi pensa (non a torto) di esserselo guadagnato con il proprio lavorare bene. Nonostante tutte le buone azioni ed intenzioni diventa quindi un sentimento di avidità.

L'attuale legislazione prevede una interruzione ogni due mandati consecutivi, ma gli amministratori "feudatari" risolvono una legislazione con i famosi "delfini", persone di facciata sponsorizzate e manipolate dallo stesso amministratore precedente, in attesa di potersi ripresentare alla successiva candidatura.

Tuttavia la proposta di formalizzare in questo modo le cariche di responsabilità, soffre del rischio di vedere attuato un sistema che si trasforma in gestione negativa del potere. La disciplina. Di fatto il manipolato diventerebbe manipolatore a sua volta a livello strutturale.

Davide De Luca (iRad) ha scritto:3)Favorevole
Anche su questo punto ci sono state diverse discussioni, anche piuttosto accese. La modifica del limite minimo di età in questo modo viene letta nell'immediato come "diciottenni in parlamento". Si dimentica cioè che il diciottenne deve farsi prima di tutto eleggere ed in un paese come il nostro difficilmente avverrà che un diciottenne venga preso sul serio da parte degli italiani. Ciò non toglie che questo punto vuole avere due obiettivi: uniformarsi agli altri paesi europei dove questo già avviene, ma soprattutto dare un segnale di apertura al cambiamento. Il 18enne non è per forza di cose quello del nostro immaginario collettivo (frequentatore dell'ultimo anno di liceo, tutto mamma, videogiochi, fidanzamenti e povere argomentazioni), ma se cresciuto responsabilmente è di diritto e a tutti gli effetti una persona già adulta, senza esperienze di vario tipo, ma già adulta.
Il segnale è quindi quello di dare credibilità a ragazzi che fin quasi a trent'anni godono di poca considerazione ed anche, al contrario, far capire a chi è già diciottenne che la politica non è una cosa avulsa e lontana da lui.
Questa riforma ovviamente passerebbe solo nel caso in cui si ristabiliscano le preferenze. Quindi non con questo sistema elettorale. Vedere Renzo Bossi consigliere regionale già mi fa stringere il cuore abbastanza...

In ogni caso io preferirei di gran lunga un 18enne inesperto ad un 70enne ottuso e rigido. Ma questo è un passaggio che non vedrò mai, anche se dovesse passare domani questa riforma.

Mi dispiace, ma qui resto categoricamente Contrario. L'uniformarsi agli altri paesi europei è un pretesto assai debole... molte sono le cose che non sono uniformi tra paesi europei, quindi o ci si uniforma a tutto e tutti insieme, come gli U.S.A. altrimenti meglio non trattarlo come argomento. Anche distinguere l'età anagrafica dalla maturità effettiva non porta alcun giovamento, un esempio diverso ma coerente che potrei usare come paragone è la patente di guida, che come è noto non ha canoni di età universali, e che di certo non si basa su come una persona sia cresciuta o possa venir definita già adulta. Frasi del tipo meglio alla guida un 16enne prudente che un 21enne scalmanato non aggiungono niente ad aspetti legislativi diversi che piacciano o meno, sono comunque da rispettare. I ragazzi che fin quasi a trent'anni continuano a definirsi ragazzi piuttosto che uomini godono di poca considerazione perchè non se ne danno loro stessi a sufficienza. Io di anni ne ho 26, e non sono un ragazzo, sono un uomo. Ho una compagna con la quale ho intenzioni serie, convolare a nozze e metter su famiglia. Mi interesso di politica da molto tempo, compro giornali e riviste a tema quando posso, la considero ancora lontana da me, ma questo non basta e non è mai bastato a farmi sentire poca cosa o poco attinente ad essa, ed il limite sancito dalla Costituzione in questo non mi è mai stato di ostacolo. La politica è qualcosa di più che candidati ed elezioni, ha un potenziale che il lingotto da solo mai avrà. E' l'unico valido strumento in grado di poter ostacolare efficacemente il crimine organizzato, il degrado, la povertà ed ogni altro male nel mondo... ma su cui grava, azzerandone il suo potenziale, incompetenza, incuria, avidità e corruzione... ma questa è un'altra storia.

Perdonate lo sfogo, non fraintendetemi. Era solo per marcare quanto non siano i commi o gli articoli vigenti il problema, il problema è più vasto. Una cosa posso dirla, io a 18 anni non lo avevo compreso appieno, ed ironicamente non ho ancora la patente. Forse non sono adulto abbastanza.

Davide De Luca (iRad) ha scritto:Per quanto riguarda il fattore competenza, vorrei che non si facesse questa equazione competenza=esperienza. Anche perché l'esperienza che si accumula nel campo politico è solo e soltanto quella dei traffici e dei traffichini, basta parlare con qualsiasi consigliere comunale con un minimo di etica. Esperienza da buttare. La competenza è altro, si costruisce da prima e si affina sul campo e non è legata in nessun modo all'età, ma al percorso di preparazione.

Appunto, si affina sul campo. Il percorso di preparazione può solo prepararti ad affrontare una data situazione, non ti fa crescere, ti proietta in qualcosa che dovrai superare formando in te gli strumenti necessari atti a svolgere quel compito, ciò non significa che, pur assolvendolo, tu ci abbia ricavato qualcosa nel profondo. Ma qui mi fermo, altrimenti si rischia di sfociare nel filosofico, e non è il caso. Torniamo ai fatti.

Davide De Luca (iRad) ha scritto:4)Favorevole con riserva
Per quanto riguarda questo punto la riserva è sul quantificare questa riduzione. Portarla a raccolta firme simbolica è troppo anche secondo me. Ma è indubbio che siano decisamente troppe se si fa un confronto con gli altri paesi. Questo comporta la quasi impossibilità di avere alternative politiche che non dispongano di ingenti somme per pubblicizzarsi o per pagare i "volontari" delle raccolte firme. Oltretutto la raccolta firme deve avvenire per legge sempre alla presenza di un certificatore (un giudice, un notaio, un amministratore pubblico con ruoli di rappresentanza), cosa che viene oggigiorno sempre disattesa. Quale giudice, notaio o politichino presenzierebbe intere giornate davati a gazebi o altri luoghi per la raccolta delle firme in maniera continuativa?
Quindi direi si di abbassare notevolmente la quantità di raccolta firme (150'000 firme per le europee è un'assurdità visto l'interesse degli italiani per questo appuntamento), ma non tale da scendere a cifre simboliche.
Piuttosto una forte riserva la farei relativa al fatto che questa riforma deve necessariamente camminare a braccetto con quella sui rimborsi elettorali. Non vorrei si presentassero 200 nuovi partiti solo per intascarsi i soldi dei rimborsi elettorali delle elezioni nazionali (già attualmente previsti sopra una certa percentuale di consensi, ora non ricordo quale). Si, bisognerà prendere consensi per avere i rimborsi, ma si sa che molti furbetti prendono tutto come una lotteria...
Quindi favorevole con riserva ed occhi aperti sul punto dei rimborsi. Non facilitiamo le cose ai truffatori.

Io eliminerei i rimborsi, punto. Si ovvierebbe ai furbetti. Non so quanti sarebbero disposti a mettersi in gioco, ma un sistema come il vostro, magari potrebbe. E con meno sperperi altrui, voi tutto sommato ci potreste guadagnare in termini di visibilità. I soldi che lo Stato risparmierebbe in questo modo, potrebbe sapientemente veicolarli con dei controlli efficienti e continuativi. Un duro colpo per gli esosi e gli imbroglioni (la prima categoria non esclude l'altra e viceversa).

Davide De Luca (iRad) ha scritto:5)Favorevole
Nonostante sia fortemente propenso verso una democrazia partecipata più che verso quella diretta, sono decisamente favorevole a questo punto. Due cose, primo: non è detto che fare un referendum propositivo debba essere una passeggiata e che non debba essere comunque filtrato da una corte o un comitato che ne verifichi i vari punti, così come avviene per la proposta di legge popolare (che invece è già prevista).
In realtà si tratta di un potenziamento di quest'ultima, ovvero si obbliga il parlamento ad emettere un referendum su questioni portate da comitati popolari che godono comunque di forti adesioni. Ci vuole una bella fetta di firme per un referendum abrogativo, non vedo perché facilitare quello propositivo. Quindi come per i 18enni alla camera, anche qui non si deve fare l'errore di immaginare scenari estremi.

NO alla Democrazia Diretta. NO, NO e ancora NO.

Davide De Luca (iRad) ha scritto:Comunque che la nostra costituzione sia una delle migliori ci metto la mano sul fuoco e me ne compiaccio. Ma pensare che sia infallibile nonostante l'evoluzione della società per cui è stata scritta è presunzione. (Comunque anche senza aggiornamenti è già una delle migliori).

Non ritengo sia infallibile, sostengo che non sia da cambiare. Se questo equivale a presunzione, credere di poterla migliorare, sapendo di non poterla rendere infallibile, non è forse peggio ?

Davide De Luca (iRad) ha scritto:6)Favorevole
Qui davvero non capisco le tue perplessità Manca... non modificare nulla significherebbe restare al livello di democrazia rappresentativa, cioè quella cha già abbiamo oggi e che oggi s'è chiusa in sé stessa a riccio e si autoreferenzia. Come proporresti di passare dalla democrazia rappresentativa a quella partecipata? E qui di preciso cosa ci vedi di male? Hai paura dei tuoi concittadini e delle scelte che potrebbero fare?
E perché ci leggi della malizia da parte di NDE? Ti sembra un'operazione troppo "mainstream"?
Comunque se ti rende perplesso che NDE abbia un programma che utilizzerà per generare consenso, ti levo subito ogni dubbio. Si, NDE per il consenso punta sul suo programma. Ed il programma di NDE non saraanno chiacchiere. Non mancheranno operazioni di campagna elettorale più dirette, ma i contenuti ci dovranno essere. Altrimenti qui giochiamo.

Non mi rende perplesso che NDE abbia un programma che utilizzi per generare consenso, mi rende perplesso che NDE, consapevole di aver radici nel locale, voglia modificare le leggi per dare al locale maggior voce in capitolo. Questo è strumentale, è, o somiglia parecchio, all'autoreferenza. Per giungere alla Democrazia Partecipata è necessaria una forza politica che cambi l'attuale ordinamento da dentro per il bene del paese, non da fuori per potervi accedere. Il mio punto di vista è tanto semplice quanto grande il tuo equivoco in merito. Se cambiate le regole per entrare nel sistema, date adito ad altre forze di fare la medesima cosa.

Umberto Banchieri ha scritto:Comunque faccio notare che il punto 6 non è 'Democrazia Diretta' in quanto per l'appunto non si chiede ai cittadini di partecipare 'direttamente' e senza 'delegati' allo sviluppo delle azioni politiche, ma semmai si chiede ai cittadini di prendere atto tramite assemblee pubbliche di ciò che viene fatto ed in tali sedi discuterne con i rappresentanti politici o eventuali amministratori/tecnici ed eventualmente avere la possibilità di fare direttamente delle rimostranze ("forme assembleari di discussione diretta tra istituzioni e cittadini, con anche
possibilità di deliberare linee di indirizzo e pareri." direi che siamo ben lontani da una Democrazia Diretta, Democrazia Diretta del quale tra l'altro ho una pessima reputazione sia chiaro, semmai siamo nel caso proprio di una maggiore partecipazione della cittadinanza ai processi democratici e quindi nell'ottica di una migliore conoscenza da parte della cittadinanza delle decisioni prese, perchè e per come... avendo quindi anche solo migliori strumenti di valutazione quando ci sarà da scegliere i rappresentati alle elezioni).

Bene per la spiegazione più dettagliata, nettamente rassicurante e che leggo con piacere... ma il punto 5, non è Democrazia Diretta quella ?

Davide De Luca (iRad) ha scritto:7)Favorevole
Andrebbero però indagate alcune questioni sul funzionamento odierno del codice penale e amministrativo in questo campo. Ovviamente le sanzioni che ricadono sull'amministratore "disattento" vanno obbligatoriamente a favore della parte lesa (città, regione, nazione) e saranno stilate in questo senso.

Con annessi complici e conniventi mi auguro, altrimenti basta un capro espiatorio.

Umberto Banchieri ha scritto:Sul presidente della Repubblica non se ne è ancora discusso, anche se personalmente reputo che anche quello sarebbe un limite da togliere fosse solo come gesto simbolico... quello dell'età in sè è un vecchio retaggio oramai scollato con i tempi: tanto più che un Presidente della Repubblica non si vota di certo solo per la sua età, ma seguendo ben altri parametri.

Non è per la sola età, ma almeno anni di vita spesi in qualcosa ce li vorrete mettere oppure no ?


Ultima modifica di G.Manca il Mar Gen 10, 2012 10:49 am, modificato 4 volte (Motivazione : corrette citazioni)

G.Manca

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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da Ospite il Mar Gen 10, 2012 10:14 am

Sì, il punto 5 nella prima parte (referendum) è un caso di democrazia diretta. Ma il sistema refendario è comunque molto 'tranquillizzato' per sua natura (la necessità di un quorum, raccolta firme, verifica terza della congruità del referendum, limiti alle materie refendarie -giustamente ad esempio non si fanno referendum su materie tributarie- ecc...) , quindi non ci vedo troppi problemi in quanto comunque è molto regolato e limitato, tanto da renderne l'uso destinato ad avere qualche chance di raggiungere il quorum limitato a casi veramente importanti. Tra l'altro altri tipi di referendum rispetto a quelli già in uso in Italia sono diffusi anche in altre parti d'Europa senza che abbiano mai dati problemi.

----
Aggiungo anche che un referendum di tipo deliberativo/propositivo avrebbe anche un suo senso 'storico' in quanto raramente il referendum abrogativo è mai stato usato realmente ai fini di abrogare una legge, quanto è stato usato ai fini di riscriverle per proporre cose nuove. Di fatto quindi in Italia si usa già il referendum deliberativo, seppur camuffato da 'abrogativo', cosa che tra l'altro finisce per far scrivere ai promotori delle leggi veramente oscene ed incomprensibili e di difficile applicazione dato il modo con cui devono essere ottenute. Almeno con il refendum deliberativo/propositivo si eviterebbero questi 'insulti' legislativi.

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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da Ospite il Dom Gen 29, 2012 4:22 pm

Versione 2, riviste alcune cose, in particolare cancellata la proposta 1 (ora sono state rinumerate, si intende la proposta 1 della precedente versione).

l termine Democrazia Partecipata indica il modo di concepire il miglioramento democratico che ci proponiamo di portare avanti come Nuova Democrazia Europea.

Mentre
molti altri movimenti parlano di semplice democrazia diretta, sulla
scorta dell'esempio della Atene classica (tra l'altro idealizzato),
parlare di Democrazia Partecipata di per sè è una caratterizzazione
forte.

Ma cosa differenzia Democrazia Partecipata dalla Democrazia Diretta e cosa intendiamo noi di NDE per Democrazia Partecipata?

Nel
processo di Democrazia Partecipata in genere si considera il non venir
meno del corpo di rappresentanza politica, tant'è che la Democrazia
Rappresentativa viene considerata una variante della Partecipata, quanto
piuttosto la possibilità per tutto il corpo elettorale di poter
partecipare/osservare/influire sul processo decisionale. Al contrario la
Democrazia Diretta vuole il completo annullamento della rappresentanza
tramite procedure di voto su ogni materia oppure tramite l'annullamento
del mandato imperativo.

Il grande filosofo democratico J.S. Mill
nel suo saggio "Considerazioni sul governo rappresentativo" scrisse:
"Ancora più salutare è il vantaggio acquisito con la partecipazione, sia
pur rara, del cittadino privato alle questioni pubbliche. Egli è ivi
chiamato a preoccuparsi di interessi che non sono i suoi; ad essere
guidato, in caso di pretese in conflitto, da una norma diversa da quella
suggerita dalla sua mentalità individualistica; a mettere
incessantemente in pratica dei principi e delle massime la cui ragion
d’essere è il bene pubblico. Ed egli trova in genere al suo fianco, in
tale attività, persone più adusate a queste idee e a questo genere di
attività; vicinanza che gioverà a fargli maggiormente comprendere gli
interessi della collettività e a stimolarne il sentimento. Egli impara a
sentire che fa parte di una collettività e che l’interesse pubblico è
anche il suo".

Citazione forse questa un po' abusata, ma
necessaria. La partecipazione all'interesse generale infatti per Mill ha
anche un valore 'formativo' e questo è innegabile.
Per usare al
meglio gli strumenti della democrazia bisogna anche essere consci che
non conta solo il proprio interesse, ma anche quello generale.

La
Democrazia Partecipata si pone quindi come via per allargare la
partecipazione democratica del corpo elettorale (rendendolo meno passivo
e più attento alla gestione della cosa pubblica), ma al contempo
garantendo i benefici della democrazia rappresentativa che sono da ricercare in particolare nella possibilità di mediazione tra interessi diversi. Si potrebbe non
incorrettamente parlare di una forma intermedia tra gli eccessi della
democrazia diretta (sullo stile dell'ideale ateniese, ideale che
comunque si rammenti essere solo un ideale) e quelli della democrazia
rappresentativa.

Mancanza di competenza, abuso del potere e
demagogia nel primo caso. Creazione di oligarchie chiuse, estrema
distanza del corpo elettorale dagli eletti e derive populistiche nel
secondo.

La Democrazia Partecipata si pone quindi come una via
necessaria per mediare ai problemi sia della Democrazia Diretta che
della Rappresentantiva.

Come?

Facendo sì che il corpo
elettorale sia partecipe nel processo decisionale si ha la possibilità
che non ci siano abusi di potere in quanto per l'appunto il potere è diffuso e
vigilato da più parti, consente che in media il singolo cittadino sia più competente ed informato (con competenza non
si intende tanto o solo quella tecnica che al più è un ulteriore valore
aggiunto, se no si parlerebbe di tecnocrazia, quanto nell'ambito
politico) e quindi che abbia maggiori possibilità di interessarsi alla politica in prima persona agendo attivamente in politica, evitando tra l'altro che si creino
oligarchie chiuse grazie alla larga partecipazione popolare e garantendo inoltre che la distanza tra
corpo elettorale ed eletti sia ridotta al minimo.

Questo si può
ottenere tramite vari strumenti, strumenti che hanno il pregio spesso di
non essere affatto rivoluzionari, ma di esistere già, seppur
depotenziati o allo stato embrionale, nell'attuale sistema Costituzionale e legislativo proprio in
quanto non esiste un sistema politico democratico completamente puro in un senso (Rappresentativo) o
nell'altro (Diretto).

Quali possono essere, nel contesto italiano, alcuni delle soluzioni che si possono adottare?

Ecco le nostre proposte:

1)
Introdurre il divieto di essere eletti per più di due volte per lo
stesso mandato a qualsiasi livello di amministrazione pubblica per garantire un continuo ricambio degli organi politici.

2)
Abbassare il limite minimo
di età per diventare Deputati a 18 anni e Senatori a 25, facendo
coincidere elettorato attivo e passivo. L'eta minima attualmente
prevista è di 25 anni per la Camera e di 40 anni per il Senato, mentre per votare è rispettivamente di 18 e 25 anni.

3)
Rendere le raccolte firme 'umane'. L'Italia nel campo del ricambio
generazionale al confronto della maggior parte degli altri paesi europei
più avanzati è arretrata anche per meri motivi di regolamenti
elettorali: si pensi ad esempio alle raccolte firme per partecipare alle
campagne elettorali ove si chiede di raccogliere centinaia di migliaia
di firme per candidarsi, cosa che non avviene nella maggioranza dei
paesi europei dove le cifre richieste sono per lo più simboliche o assai più ridotte a parità di corpo elettorale interessato.*
Per
questo noi chiediamo che per partecipare alle elezioni amministrative,
nazionali ed europee le firme richieste vengano abbassate notevolmente in quanto i limiti attuali per essere rispettati è palese che richiedano un investimento in termini economici sostenibili solo da pochi soggetti sfavorendo la nascita di nuovi soggetti politici o la comparsa di nuove leve sulla scena.

4)
Implementare e rendere efficaci gli strumenti dove il corpo elettorale
viene invitato direttamente ad esprimersi e a proporre: questo deve
tradursi nella introduzione del referendum propositivo e del referendum
deliberativo, fermo restando le regole attualmente in vigore per proporre referendum che garantiscono la sostanziale utilità dello strumento e che ne evitano indebiti abusi.
Inoltre si dovrà rendere obbligatoria la
discussione e la votazione in Parlamento (o in qualsiasi altro livello
istituzionale) delle proposte di legge di iniziativa popolare.

5) Da
introdurre, potenziare e rendere effettivo anche il sistema delle
Petizioni; allo stato attuale uno dei sistemi migliori di petizione (in
quanto accessibile e che realmente fornisce risposte, ma che al contempo
ne evita un uso distorto ed abusato) è quello sviluppato
dall'Europarlamento: un sistema del genere può venire agevolmente
copiato nel caso delle istituzioni italiane (per lo meno a livello
regionale o nazionale) senza problemi.
Il sistema della Petizione è un ottimo elemento per garantire al cittadino chiarimenti e risposte dagli organi politici che lo rappresentano.

6) La democrazia partecipata da il meglio di sè a livello locale.
In
particolare si dovranno introdurre a livello comunale forme assembleari
di discussione diretta tra istituzioni e cittadini, con anche
possibilità di deliberare linee di indirizzo e pareri non vincolanti.
Nel caso di opere pubbliche dovrà essere seguito il modello francese che
si è rivelato molto efficace.
Tutto ciò renderebbe la cittadinanza
realmente cosciente delle decisioni che vengono prese, dell'azione dei propri rappresentati locali e consentirebbe
alla stessa di influenzare direttamente il processo decisionale
diventandone a suo modo partecipe. A margine di ciò si dovrà favorire
l'introduzione delle varie forme di referendum a livello locale.

7)
Rendere gli eletti maggiormente responsabili nei confronti dei
cittadini: questo si può raggiungere senza intaccare il giusto divieto
di mandato imperativo sancito dalla costituzione semplicemente inserendo alcuni regole.
è
necessario ampliare la responsabilità civile e/o penale riguardo al
bilancio e alla gestione amministrativa, responsabilità che seppur solo
in casi limite (ad esempio in caso di veri e propri doli) è oggigiorno
prevista, ma che per ora rimane più sulla carta che altro.

8 )
Obbligare a fine mandato gli eletti a rendere noto con chiarezza e
obiettività le azioni fatte per attuare il programma presentato. Questo
si può ottenere tramite appositi moduli e altra documentazione standard
(che dovrà essere reperibile sui siti online delle varie
amministrazioni di riferimento) sul quale saranno indicati i
provvedimenti che ogni singolo eletto ha promosso o attuato per
rendere effettivo il programma presentato. Questo incentiverebbe
l'attuazione del programma per cui si è stati eletti, ma al contempo
senza nulla togliere alla mediazione ed elasticità pur sempre necessaria
in campo politico (fosse anche solo per la presenza di fattori esogeni
non ponderabili, es: una crisi economica internazionale) e lasciando
comunque all'elettore, colui che su queste questioni deve avere
indiscutibilmente l'ultima parola, ogni qualsivoglia ulteriore
valutazione.


*Questo tra l'altro al contrario di quanto si
potrebbe pensare non crea instabilità o frazionamento del corpo
rappresentativo, nè instabilità governativa, ma semmai favorisce un
ricambio continuo nei partiti maggiori che cercano di creare di continuo
nuove leve (non da sfruttare, ma da portare ai massimi livelli
politici), di aggiornare le proprie proposte ed idee e di attirare verso
di sè le sigle minori facendo di queste proprie le battaglie e che
proposte. I partiti che non riescono a fare questo perdono posizioni
e/o si assiste alla nascita di nuovi
partiti quando i partiti
'storici' non riescono a recepire richieste attorno al quale si è creato
un certo consenso. Lampante il caso del partito Pirata in Svezia che ha
ottenuto addirittura 2 seggi all'Europarlamento, nonchè l'Europarlamentare più
giovane in assoluta in quanto della classe 1987.

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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da Caesar94 il Lun Gen 30, 2012 3:35 pm

é davvero perfetta !!! Proposta oscena , e se provassimo a promuoverla propio come "iniziativa di legge popolare" ? o almeno come petizione firmata "Nuova Democrazia Europea" ?
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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

Messaggio Da Caesar94 il Dom Feb 05, 2012 10:32 pm

in realtà però sarei contrario alla prima , ho fiducia nella gente , se vogliono dare fiducia tante volte alla stessa persona non vedo perchè negare questo diritti agli elettori . Tanto se quello che andrebbe rieletto é uno di quei potenti corrotti troverà comunque il modo di mandare avanti un suo figlioccio
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Re: Democrazia Partecipata: teoria e pratica

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